La mia ricerca plastica ha origine da una riflessione incentrata sulla questione dello Spazio e si sviluppa attraverso la realizzazione di sculture da intendersi come mezzo d’indagine plastica dello Spazio.
Scultura che non è oggetto contenuto nello spazio ma che, realizzata in dimensioni talmente ampie da eliminare quasi del tutto la sua connotazione oggettuale ed evidenziando il suo essere puro spazio attraversabile, intesse un dialogo con il contesto in termini di distaccamento, di détachement dal contesto senza che quest’ultimo costituisca alcun elemento di condizionamento formale per la scultura stessa.
Le mie sculture fungono da filtro, al pari di una “membrana” che, al tempo stesso, le separa dal contesto senza, però, isolarle come “oggetti”. Inoltre, ciò induce un dialogo inverso fra loro e il contesto: si tratta di progetti “anti – site specific” siccome il luogo non è determinante per il loro sviluppo formale in quanto non svolge alcuna funzione connotativa dell’opera.

Questa riflessione si sviluppa sul piano formale attraverso la realizzazione di sculture che, a partire da dimensioni di tre metri di altezza per due o tre metri di larghezza e lunghezza di una prima fase di studio progettuale, in cui sono già sculture a tutti gli effetti, sono pensate per una loro realizzazione in dimensioni di cinque, dieci, venti, trenta volte più grandi, a seconda del progetto, e sono da intendersi sempre come spazi plastici del tutto a-funzionali. Il fattore dimensionale di ogni singola scultura costituisce un elemento determinante per una comprensione efficace del senso della mia ricerca che pone la Scultura in diretto confronto con il contesto, in termini di détachement.
La struttura formale di queste sculture fa uso di una geometria anti-minimale, ricercando un’efficace complessità della forma in termini anti-decorativi, una forma asimmetrica, frammentata, prepotentemente aggettante e violenta, mai stabilizzante per lo sguardo che è implicato nel seguire gli sviluppi degli incastri che si creano fra i diversi volumi, con i loro slanci e le loro non-vie d’uscita.
La percorribilità degli spazi interni non è mai immediata e scontata e non è pensata per condurre a una situazione di entrata/uscita dalla scultura in termini logici e funzionali; inoltre, le inclinature delle pareti delle sculture tendono a creare una situazione di de-stabilizzazione ulteriore dello sguardo e della percezione fisica dello spazio plastico della scultura in cui ci si trova immersi. E’, altresì, escluso ogni intento “monumentale” della Scultura, intesa piuttosto come luogo di attraversamento e di dialogo antitetico con il contesto architettonico ed urbano da cui essa mantiene sempre una distanza ben definita. Si tratta di sculture del tutto a-funzionali che traggono origine da un processo di elaborazione grafica molto istintivo e immediato, “schizzi” realizzati su carta con grafite, carboncino, inchiostro, colore acrilico in cui i volumi assumono una prima forma che viene, poi, sviluppata tridimensionalmente in materiali molto diversi fra loro ma attentamente individuati per sostenere e rafforzare l’idea che è alla base di ogni singola scultura. Si tratta di materiali dalle cromie sempre neutre ed essenziali: MDF, il tessuto, il nylon, la rete di alluminio, il cemento, il vetro, il pvc, la luce alogena o al neon, per citarne alcuni. Di particolare interesse sono materiali caratterizzati per la loro trasparenza e leggerezza al fine di alleggerire visivamente il peso fisico della scultura stessa.